Fatta la legge, trovato l’inganno

Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

Noi abbiamo due “fisime”: MEPA e la CORRETTEZZA NELLE GARE D’APPALTO.

legge

A nostro avviso, se queste due cose funzionassero come dovrebbero, il risparmio per gli Enti pubblici sarebbe enorme e si eviterebbero il 50% di occasioni propedeutiche alla corruzione.

Per il secondo argomento (CORRETTEZZA NELLE GARE D’APPALTO) inutile stare a insistere in questa sede perché ne abbiamo parlato più volte e continueremo a parlarne a vita: le apparecchiature per la rilevazione automatica delle infrazioni, omologate dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, passando al vaglio scrupoloso della V sez. del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, sono – per il 99% – tutte omogenee ed equivalenti. Il nostro Photored, oltre che il primo ad essere stato omologato in Italia sin dal lontano 1986 – è simile agli altri.

Allora che senso ha – in questo specifico settore – indire una gara con l’art. 83 del Codice degli Appalti, “potenziale ambito di annidamento di comportamenti equivoci a rischio corruzione”? Stop. Passiamo all’altro argomento. MEPA Dopo anni dalla promulgazione della legge su Consip-MEPA (art.1, comma 450, della legge 296/2006 – finanziaria 2007 – in seguito modificato con L’art. 7, comma 2, del D.L. 52/2012 (la cosiddetta spending review 1) successivamente convertito nella legge 94/2012 ) finalmente i Comuni si sono accorti che “… le amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1 del d.lgs. n. 165/01 per gli acquisti di beni e servizi di importo inferiore alla soglia di rilievo comunitario sono tenute a fare ricorso al mercato elettronico della P.A. …”.

La disposizione citata ha introdotto l’obbligo di ricorrere – ai fini dell’affidamento di appalti pubblici di importo inferiore alla soglia di rilievo comunitario – al Mercato Elettronico (MEPA) di CONSIP. L’attuale soglia di rilievo comunitario per gli acquisiti di beni e servizi è di € 207.000,00 oltre IVA. Il mancato ricorso al MEPA comporta la nullità del contratto stipulato al di fuori di esso, ai sensi dell’art. 1, comma 1 del D.L. n. 95/2012 convertito, con modificazioni, con L. n. 135/2012. In tale disposizione si prevede infatti che: – Dalla data di entrata in vigore della legge, i contratti stipulati in violazione dell’art.26, comma 3 della legge 23 dicembre 1999, n.488 ed i contratti stipulati in violazione degli obblighi di approvvigionarsi attraverso gli strumenti di acquisto messi a disposizione da Consip S.p.A. sono nulli, costituiscono illecito disciplinare e sono causa di responsabilità amministrativa (…).

La sanzione della nullità dei contratti e le conseguenti responsabilità sono espressamente previste dal legislatore: – sia per la violazione dell’obbligo di rispettare i parametri massimi di prezzo e qualità contenuti nelle convenzioni quadro stipulate da CONSIP (art. 26 L. n. 488/1999); – sia per la violazione degli obblighi di approvvigionarsi attraverso gli strumenti messi a disposizione da Consip.

L’ IMBROGLIO Nel nostro caso (non abbiamo esperienza su altri settori) la beffa a MEPA viene esercitata in due mosse degne del miglior giocatore di scacchi:

  1. si analizzano le offerte relative alle apparecchiature presenti su MEPA e si va a trovare un particolare tecnico di nessuna importanza diverso dalle altre che possa giustificare l’inserimento nella richiesta di offerta (esempio: le viti che sostengono la cassa dell’apparecchiatura debbono essere di acciaio inossidabile e non di ferro zincato);
  2. si utilizza il famigerato (nel nostro caso) art. 83 del Codice degli appalti e – logicamente – la gara va assegnata all’impresa che ha le apparecchiature con viti di acciaio inossidabile. Prosit! Si ingoia il rospo! Ma quando l’arzigogolo vien utilizzato per raddoppiare il prezzo su MEPA del prodotto o del servizio a scapito della comunità, allora certamente non può andare bene; occorrerebbe reagire.